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venerdì 27 agosto 2010

Telecamere

Dopo una lunga sessione di vacanza (in realtà quest'estate non ho fatto molto più che dormire..) Parliamone torna in tutta la sua magnificenza..
L'altra notte, nella mia piccola ridente cittadina umbra, è successa una tragedia, perché un diciannovenne che si getta da una rupe non può definirsi altrimenti; tralascio tutte le possibili variazioni sul tema "giovani e mancata educazione all'esistenza" perché sarebbe un suicidio degno di un post a parte.
A colpirmi è stato il commento che l'Augusta ha fatto alla cosa: "Se su quel tratto della rupe ci fossero delle telecamere non sarebbe un mistero se questo poveraccio si è buttato o l'hanno spinto.. Che tanto, a noi che ci passeggiamo sotto che fastidio darebbe una telecamera?"
Purtroppo tanto fastidio.
Viviamo in un mondo in cui la privacy non è più il diritto di veder tutelata la propria vita privata dagli occhi rapaci del resto del mondo (che tanto, tra facebook, youtube e via discorrendo, di non essere visti non frega più niente a nessuno), ma il tentativo di difendere le proprie malefatte, quelle che no, non possono proprio essere giustificate, da chi potrebbe vedere, giudicare e magari schifarsi. Viviamo la privacy come il diritto di fare quello che ci pare senza incorrere nel controllo sociale che, volenti o nolenti, è una prerogativa dell'uomo, come la sete o l'amore per la pizza..
E questa spasmodica ricerca di ombra per nascondere le pieghe più schifose dell'essere ha un risvolto che mi preoccupa ancora di più: denota la tendenza di questa nostra epoca a prendere l'illecito per qualcosa di bello che non si può fare, piuttosto che qualcosa di sfavorevole per il consesso umano che viene ragionevolmente vietato.
E ovviamente qui non penso più tanto al povero ragazzo morto suicida poco lontano da casa mia, ma a tante facce illustri e nomi noti che si nascondono dietro un dito e invocano il diritto a farlo.
Questi signori hanno tutto l'interesse a una legislazione sulla privacy che riduce al minimo la possibilità (nostra) di vedere e farci un'idea, credono che il furto, la corruzione, lo sfruttamento della prostituzione in tutte le sue forme più o meno sessuali sia un vantaggio che uno Stato cattivo (potrei dire comunista ma sarebbe troppo ovvio) ha vietato loro, lavando il cervello alle povere stupide formiche che non comprenderebbero la portata rivoluzionaria dei piaceri illeciti. Cosicché le formichine, da quelle poche briciole che cadono sulle loro testoline, succhiano un messaggio, che va bene tutto, che nessuno ha diritto di giudicare quel che fai, che il divieto umano ragionevole in realtà è una diga per i cretini.
Finché ti accorgi un giorno che non ci hai capito una mazza e per la disperazione di un mondo che non ti da appigli fai un salto di trecento metri.
Signori, io l'ho capito perché non volete telecamere, giornali, informazione corretta, crescita intellettuale, senso critico..
Perché in quel caso capiremmo quanto fate schifo..

domenica 1 agosto 2010

Reflusso.. Dannato reflusso..

Io soffro di reflusso gastro-esofageo.
E sul binario uno è partito lo "'sti cazzi" da Anagni.
Invece no! Perché va raccontata!
L'altro pomeriggio ero in cucina che preparavo l'insalata di riso. Mangio uno yogurt tanto per gradire, tempo dieci minuti, improvvisamente, mi fa male la gola. Tipico segno dell'avvenuto reflusso. Primi moccoli lanciati al vento. Vabbé.
Mi pippo di Tachipirina e aspetto fiduciosa. Il giorno dopo ancora molto fastidio alla gola, ma niente più di quello. So' mezza rincoglionita ma mi accontento. Fino alle undici di sera, quando il naso, bontà sua, comincia a piangere. Altra sessione di moccoli.
Sabato mattina. Ho un'idea: terme! Se uno ci va a fare inalazioni e compagnia bella qualche giovamento lo porteranno anche alle mie mucose depresse..
Non l'avessi mai fatto..
La mistura salsobromoiodica ha sciolto l'inverosimile dalle mie fosse nasali disastrate: è da ieri sera che respiro a bocca aperta come una carpa, i miei occhi sono acquosi e spenti (come una carpa), consumo sei fazzoletti l'ora e sembra che una filarmonica stia provando Wagner nella mia fronte. Ho tirato talmente tanti moccoli che sull'armadio hanno formato una comunità autogestita..
Ora: datosi che il reflusso è un disturbo assai comune (esiste anche il sito www.reflusso.net) potreste dirmi se succede anche a qualcun altro di innescare una spirale autodistruttiva così sofisticata?
No, almeno un disgraziato si regola..

venerdì 30 luglio 2010

Carmina freak show

Se vai in Germania per cantare una cosa come i Carmina Burana, lo fai con delle aspettative: presumi che i tedeschi vadano piuttosto orgogliosi del loro prodotto musicale più famoso, apparte Wagner; ti prepari mentalmente con un atteggiamento austero e rispettoso, anche se i testi dei vari canti tutto sono tranne che morigerati; ti aspetti che gli autoctoni pretendano da te una teutonica dignità.
Pensi insomma che sia una cosa seria.
Lo scorso fine settimana io e il Topo eravamo in una amena cittadina della Germania meridionale col nostro coro per partecipare ad una esecuzione dei suddetti Carmina insieme a spagnoli e iraniani, in gemellaggio col coro della suddetta cittadina. Tale esecuzione avrebbe concluso un festival musicale che appariva, ed era, molto significativo per la città, nonché fonte di una notevole mobilitazione popolare, con biglietti che costavano 35 sacchi per i posti di platea, tanto per rendere un'idea della situazione.
Ora, questa è stata la cronaca della faccenda: intanto la location approntata per il tutto era un gigantesco tendone da circo rosso pomodoro; e tu pensi "ma guarda che geni, questi germanicoli, niente auditorium abbastanza grande ed ecco che loro te ne gonfiano uno come un canotto". Tralasciamo il fatto che per raggiungere il tendone abbiamo dovuto attraversare in navetta due chilometri buoni di campi di fieno e recinti di cavalli&struzzi: già da quello avremmo dovuto capire quale sarebbe stato il tenore della cosa, ma noi eravamo ancora ottimisti..
Iniziano le prove: immaginatevi un coro di quattrocento persone e un'orchestra di ottanta più strumenti e percussioni su un palco standard da concerto. Se l'immagine nella vostra testa è simile a un pollaio ci siete quasi: niente quinte dove poter sostare in attesa, scalette pericolanti che se porti i tacchi sono un pericolo mortale, e un organizzatore che parla venti minuti in tedesco e tre secondi in inglese, e tu lo capisci che c'è qualcosa che non torna. Le sezioni del coro sono state stipate in angolini d'erba secca attigui all'esterno del tendone, sotto il sole e con braccialetti colorati lasciapassare terribilmente somiglianti a quelli che i volontari di Greenpeace mettono alle folaghe per tracciarne le migrazioni. Anche la prova è andata.


 Per il concerto era prevista una fase introduttiva in cui ognuno dei cori ospiti avrebbe dovuto presentarsi con un paio di pezzi: roba da dieci minuti, dici tu. Ecco lo svolgimento della serata:
- il primo a salire sul palco è un pazzo che per vivere fa l'attore, accompagnato da un paio di disneyane orecchie e da un gruppo di musica popolare iraniana: costui si mette a recitare un qualcosa di non meglio definito in tedesco mentre la band di Alì Babà si prodiga in un sottofondo orientaleggiante. Il risultato è stato assai simile a uno di quei reportage di raitre sulla guerra in Bosnia, col poveraccio che racconta di quando aveva ventisei pecore e le enumera tutte per nome con la musichina di sottofondo.
- al numero due salgono sul palco tre ragazzini di circa sedici anni che esibiscono la loro abilità ritmica armati di batteria e xilofono; voci di corridoio confermano che costoro fossero in rappresentanza di una scuola che finanzia i ragazzi dotati, e che per l'appunto stessero mostrando la loro dotazione. Noi, sul palco come cretini a fare da scenografia.
- al terzo posto sale un simpatico cantante folclorico tedesco con tanto di camorra, che per chi non lo sapesse trattasi di enorme tamburo che è possibile suonare con tutte le dita producendo una gamma singolare di effetti ritmici. Le rotule dei coristi si aggiungono al coro per mostrare il loro disappunto.
- finalmente, dopo un'ora e venti di attesa esposti al pubblico ludibrio, invece della donna cannone entriamo in azione noi: tre cori, due pezzi ciascuno per un totale di venti minuti di spettacolo. E tutti pensano "Grazie, Dio: adesso si comincia"
E invece no.
- con un repentino colpo di coda salgono sul palco almeno quattro pezzi grossi (ovviamente esprimentisi in tedesco, e se dovessi dire di chi accidenti si trattava mi troverei un po' spaesata), i tre ragazzini percussionisti e l'orecchione di prima, che mettono amorevolmente in scena una premiazione, i giovani per la loro dotatezza musicale, l'orecchione per.. per.. per.. Si, insomma finisce che Dumbo resta sul palco: prima chiama i soliti amichetti arabi per riproporre il giochino di prima, sottofondo con lettura amena in tedesco; poi accoglie un suo caro amico e la sua fisarmonica per un pot pourri di canzoni francesi stile Gilbert Becaud: il pubblico è in delirio.
Intervallo.
Finalmente fanno salire tutto l'organico dei carmina, l'orchestra e le quattro sezioni del coro che si dispongono sul palco ordinatamente secondo la linea "machecazzocifaccioqui".
Una pensa: "Cominciamo".
E invece ancora no!
Salgono sul palco in cinque: enorme pistolotto autocelebrativo tedesco di conclusione del festival, parla il capo della baracca, il ministro dell'educazione e anche un tale dal parlamento europeo (forse l'usciere). Attorno a me soprani senza scarpe seduti a terra in evidente prostrazione psicologica. Solo un quarto del coro capisce quel che viene detto.
Come se non bastasse, chiamano sul palco lui, il pezzo forte! Nonnino novantenne pippato in testa dai tempi di Woodstock con clarinetto: uno che ai suoi tempi doveva essere famoso ma che adesso suona grazie all'asma e quando non lo usano lo rimettono nella naftalina. Costui alita tre pallide note asfittiche nel clarinetto, inudibili nonostante l'amplificazione: ovazione generale! Tripudio! Mutande e reggipetti lanciati in aria dall'entusiasmo!
E finalmente, dopo 2 ORE E MEZZO di attesa, in piedi senza uno straccio di appoggio, il direttore, faccia da birra&patata, con sussiego sale sul palco e si prepara all'attacco.
E solo perché la donna barbuta e l'uomo che mangia i chiodi erano rimasti bloccati nel traffico..

giovedì 22 luglio 2010

L'ebbrezza della non-esistenza

Finalmente so cosa prova l'uomo invisibile..
Premessa..
Sabato sera è successo: dopo 2 ANNI ("minchia, due anni!" come direbbe Antonio Catania su "Mediterraneo") di fidanzamento ufficiale, sabato scorso sono stata presentata ufficialmente alla ex storica del Topo. Prima dell'evento mondano, come era ovvio, la Suddetta si comportava come se io non esistessi.. In fondo è normale: già avevo avuto l'ardire di legarmi al suo precedente fidanzato, oltretutto non mi conosceva, posso capire che ella trattava con lui come se io fossi ancore un pensiero nella mente del buon Dio (anche se francamente mi giravano a mille..)
Ecco.
Sabato mi sono mostrata in tutta la mia esistente fisicità, con tanto di stretta di mano e sguardo (suo) vagamente fumoso, tipo "piacere, anche se vorrei che ti schiacciasse un camion". Anche qui posso capire (anche se il momento angolare delle balle ormai è incalcolabile..)
Ora, ieri sera eravamo bellamente a spasso col Topo sul listone del centro (altresì detto "isola pedonale" per i perfezionisti), lui la vede a cinque metri e me la segnala. Io, presa da uno scrupolo di coscienza, e convinta che ella non ci avesse notato dico: -Topo, facciamo finta di niente..- Semplicemente non volevo metterla in imbarazzo, dato che era con altre persone.
E invece, quando eravamo giusto a tiro (di fucile, direi..) sentiamo la vocina flebile: "..ciao, Topo..". Il Topo, che ASSOLUTAMENTE NON sa gestire certe situazioni butta la un "Ciao" diretto.
E io?
Io dovevo essere diventata invisibile!
E, nello stupore del mio nuovo stato fisico, di valore incalcolabile se devi portare a termine compiti ameni cone svuotare un caveau, non ho fatto in tempo a salutarla e svelare la mia fisicità..
Queste so' scoperte scientifiche!
Anni e anni di ricerca, potenziamento della struttura liquida del corpo, film, libri, fantascienza varia e la soluzione è a portata di mano!
La prossima volta che la becco me la porto da Benetton: così, mentre lei mi rende invisibile con la sua indifferenza forzata io faccio incetta di gonne e maglioncini senza che nessuno mi veda..

martedì 20 luglio 2010

Tv e domande

Ho appena visto in tv, su una delle reti del beneamato zio Silvio che il Minzolini's BerluscaFanClub mi obbliga a guardare mentre mi cucino il pranzo, la presentazione di uno spettacolo di seconda serata, RealCSI, che riprende i casi di cronaca nell'ottica del famoso serial televisivo.
La voce fuori campo recita: "Tizia, quindici anni, violentata e uccisa da un aggressore" e il poliziotto aggiunge: "l'aggressione più violenta che abbia mai visto"..
Ora.
Come pretendiamo di poter mediare la violenza reale quando la televisione ci mostra quanto di peggio esiste nella natura umana sotto forma di un elementare passatempo?
E ancora.
Tutto ciò non rischia da un lato di banalizzare forme atroci di comportamento quando esse dovrebbero venire deprecate?
Questa si può chiamare informazione, attenzione alla realtà, realismo? Non è sciacallaggio? Non sarebbe meglio che i mezzi di comunicazione, nelle fasce deputate all'intrattenimento, cerchino di mediare la violenza alla quale le realtà già ci sottopone con l'attenzione all'educazione, allo spirito critico, al senso artistico degli ascoltatori?
E infine.
Da uno a dieci, quanto sono illusa?
(dalla regia dicono 417..)

giovedì 15 luglio 2010

Nessuno dei suddetti..

C'è un film del 1985 con Richard Pryor, "Chi più spende.. più guadagna"; la storia è semplice: un vecchio zio ricchissimo ed eccentrico lascia al nipote 300 milioni di dollari a condizione che il nipote ne spenda 30 in un mese, acquistando beni non durevoli; capirete che non è una cosa facile: lui assume dei consulenti per farsi aiutare, e improvvisamente l'idea, "facciamo una campagna elettorale", come si sa una delle faccende più costose in circolazione. Ma, e qui sta il bello, Monty (così si chiama il personaggio interpretato da Pryor) non può presentarsi personalmente, altrimenti dovrebbe onorare poi la carica in caso di elezione: inventa allora uno slogan, crea una campagna su un'intenzione. E l'intenzione è "Nessuno dei suddetti".. La cosa straordinaria è che detta campagna elettorale ha un successo strepitoso, ottiene la maggioranza.
Ecco.
Capirete che ci penso spesso.
No, perché per uno che si autodefinisce essere umano, con dei limiti, ma anche con delle convinzioni morali e dei valori, la vita è dura..
Parliamo del partito di governo: sembra il mondo alla rovescia. Ti sei beccato sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa? Sei un mito! Dato che ti autodefinisci estraneo ai fatti dopo il '93 e per qualche strano incantesimo i giudici ti hanno creduto, sei un esempio da imitare. E tutti che festeggiano come per un'assoluzione..
Allucinante..
E non basta..
Hai una causa pendente per corruzione (bruscolini)? Chettefrega? Vieni da noi! Diventerai MINISTRO..  Cioé, per quanto mi ricordavo, il detentore di una carica pubblica utile all'amministrazione di un nodo problematico del paese. Cioé no "vieni che ti metto in galera perché le mele marce devono star fuori dal cesto", ma "dato che sei l'ennesimo frutto malato ti copro io alla faccia del paese", che si ritrova governato da criminali.
E allora uno dice: "Vabbè, voteremo dall'altra parte"..
Poro scemo!
Oltre che da quell'altra parte so' tutti una manica di amorfi che si respingono come le calamite allineate in una fantastica fiera dell'entropia, ti escono ogni tanto con provvedimenti tipo "Scudo totale al presidente della repubblica, così potrà agire senza temere niente"..
Che se disgraziatamente uno non c'ha niente da temere (condizione alquanto insolita) sembra pure che sei delinquente come gli altri.
Senza contare gli innumerevoli onorevolicorrotti e impasti schifosi che uno può trovare quando scorre le vicende della politica locale, che in grande sono i detentori della pubblica moralità, poi nel piccolo..
E io penso a Richard Pryor..
Che succederebbe se tutti noi elettori (e parlo di sinistra, destra, alto, basso, deqquà, dellà, dove vi pare), facessimo l'unica cosa sensata, e sulla scheda, invece di una croce, scrivessimo tutti "NESSUNO DEI SUDDETTI"?
Per dire che, a prescindere dal colore e dalla convinzione, a una politica che è non servizio alla comunità ma solo fonte di denaro e potere, noi non ci stiamo.
Per dire che la politica è una rogna, una responsabilità e non una bengodi di aerei ed auto blu alla faccia di chi deve far quadrare i conti alla fine del mese.
Per dire che chi ci governa deve essere prima di tutto un modello in virtù della visibilità che possiede, perché il comportamento amorale privato è sbagliato in sé, ma in pubblico diventa fonte di imitazione, e i danni sono innumerevoli.
Per dire che ci siamo stufati di vedere sempre le stesse facce e le stesse espressioni fraudolente.
Io, alle prossime elezioni scriverò come Richard Pryor diceva: "NESSUNO DEI SUDDETTI".
E voi?

martedì 29 giugno 2010

Pasta & pasticci 2: la rivincita del peperone..

A volte capita. Tu sei lì che guardi depresso il frigo nel tentativo di mettere d'accordo il pranzo con la cena e all'improvviso ti viene un'idea.. Uno sguardo su internet per vedere se è plausibile, poi il tentativo. E scopri che l'idea è geniale..
È quello che è successo a me ieri sera, e ve la posto perché veramente merita..

Pasta alla salsa di peperoni e salsiccia, dosi per due porzioni abbondanti.
Prendete tre peperoni di media dimensione e di colore a piacere (io ne avevo due rossi e uno giallo), lavateli, togliete tutti i semi e le pellicine interne e tagliateli a dadini.
In una padella tagliate una mezza cipolla a striscioline (o anche una intera se è piccola) e fatela soffriggere con l'olio; dopo un paio di minuti aggiungete i peperoni con un mezzo cucchiaino di sale grosso, fateli scottare con l'olio del soffritto e poi cominciate la cottura incoperchiando e aggiungendo acqua di tanto in tanto per evitare che il tutto si asciughi: la cottura è una fase abbastanza lunga, vi ci vorranno tre quarti d'ora abbondanti..
Quando vedete che i peperoni sono molto ben cotti e sono diminuiti di metà del volume spegnete e fate un po' raffreddare.
Mettete nella tazza del pimer (o del frullatore) i peperoni, tre cucchiai abbondanti di salsa di pomodoro e un po' d'acqua e fate andare finché il tutto non assume una consistenza cremosa; ributtate in padella, regolate di sale e d'acqua per scioglierlo quanto basta e rimettete sul fuoco finché non raggiunge bene il bollore: a quel punto sbriciolate dentro due salsicce (io avevo quelle umbre fatte con aglio e pepe, ma penso che ci vadano bene tutti i tipi di salsiccia) e fatela cuocere.
Lessate la pasta (preferibilmente corta, ma non metto limiti alla creatività) nella quantità desiderata per due persone e ripassatela in padella col sugo.
Cospargete di parmigiano e servite.
Il risultato è quello di una salsa abbastanza delicata, in cui il dolce del peperone contrasta col piccante della salsiccia.

Il Topo ha gradito molto..