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venerdì 30 aprile 2010

Sono vecchia per queste cose..

Parliamone c'ha mal di gola.. Come i bimbi..
Direte voi, ma come si fa a prendere mal di gola alla fine d'aprile e con una stagione che è pure più "temperata" del solito? Mi piacerebbe rispondere che ho preso freddo durante una straordinaria performance sessica della notte scorsa, ma in realtà la causa è un'altra..
Nella mia città, che chiamerò Patanegra come il prosciutto spagnolo (manteniamolo, questo anonimato), c'è dappertutto questa cosa figa e trendy che si chiama aria condizionata.. L'alchimia
ascella sudata+30 centigradi esterni+botta di aria gelata
ha colpito ancora, e ora sono qua che mi pare di averci le tonsille rivestite di quelle spugnette verdi grattose che ci si puliscono le pentole.. Tra l'altro sto ancora aspettando che l'irritazione si diffonda lungo tutte le parti tubolari della faccia, come fa sempre..
E considerato che domani è prevista una giornata alle terme che mi pregusto una settimana la faccenda mi rosica non poco.. Fortuna, come ha detto l'Augusta Genitrice, che le terme male non possono farmi..
Per adesso mi imbottisco di tachipirina e prego qualche santo: come si dice, in medicina come in religione l'unica cosa che ti salva è la fede..
(coff coff, colpo di tossetta grattosa)

giovedì 29 aprile 2010

Pasta & pasticci

Oggi a pranzo ero sola come sempre, e come sempre non avevo idea di cosa accidenti cucinare (il dilemma della congiunzione astrale pranzo-cena..quanta sofferenza..): ho aperto il frigo e mi sono inventata una roba con quello che ho trovato.. Mi è venuto uno spettacolo tale che ho deciso di postarla, tanto non stava scritto da nessuna parte che non dovessero esserci anche ricette qua dentro.. Devo avvertirvi però che si tratta di una roba per stomaci robusti: io l'ho fatta piatto unico per un momento di profonda fame, e sono centroitaliana, quindi abituata a sapori rustici..

L'ho chiamata "pasta campagnola" perché dentro c'è quanto di più facile trovare nella dispensa di una casa di campagna: se qualcuno rivendica la paternità di una pasta con questo nome..mi mandi la sua ricetta! Facciamo uno scambio culturale..

dosi per una persona:
  • 2 zucchine piccole o una più grossa
  • una fetta di pancetta (io ho usato quella secca di casa mia, ma mezza vaschetta di quella dolce del supermarket dovrebbe andare) tagliata a dadini
  • 80g di pasta (io ho usato fusilli, voi sbizzarritevi..)
  • una fetta di pecorino tipo primo sale
  • un uovo
procedimento:
Cuocete le zucchine tagliate fine in padella con poco olio e pochissimo sale (sennò a ricetta finita vi viene qualcosa che andrebbe bene solo per la capra di casa..); a cottura avanzata aggiungete la pancetta a dadini e fate insaporire, poi spegnete.
Intanto cuocete la pasta in acqua poco salata; quando è ancora al dente scolatela e passatela nella padella delle zucchine.
Accendete il fornello e ripassate finché non sfrigola: a quel punto metteteci l'uovo intero e mescolate bene perché si amalgami. Quando l'uovo si è strapazzato aggiungete anche il pecorino e mescolate di nuovo bene.
Una spolverata di parmigiano e servite.

Tanto per parafrasare Penelope Cruz in "Per incanto o per delizia" se la dividete con qualcuno che amate meglio, sennò magnatevela voi, che male nun fa.

La radicalizzazione delle reazioni

Ultimamente ho preso la brutta abitudine di vagolare in giro per blog altrui: il giochino è semplice, prendi i blog seguiti da una blogghista a caso e te li passi uno dopo l'altro, è piuttosto piacevole come passatempo..
Raga, sono rimasta esterrefatta.
Facciamo un esempio a caso: ieri ho seguito un filo logico che mi portava tramite la recensione di un libro (non lo nomino, non per pusillanimità, ma perché credo che non sia fondamentale) fino al blog di una signora che quel libro lo ha stroncato. Non è stata tanto la critica ad impressionarmi (a naso la condividevo anch'io, pur non avendolo letto), ma la pioggia di pietre, metaforiche, che si è abbattuta sulla poveraccia: in nome del presunto splendore del romanzo hanno contestato la sua professionalità (è insegnante), il suo senso critico, la sua buona fede, fino ad allusioni fastidiose alla sua vita privata.
E mi sono venute in mente tante cose..
I tanti (troppi) programmi televisivi il cui motivo di fondo è la lite sguaiata e violenta e non la discussione su argomenti socialmente rilevanti.
Una foto (di cattivo gusto) vista sul sito di Bastardidentro che ha suscitato nello spazio dedicato ai commenti una vera e propria lite a suon di insulti sul vero significato della dignità femminile.
Le pagine di tante altre blogghiste che vietano commenti razzisti, omofobi e via cantando.
Le liti, gli striscioni, i fischi in Parlamento.
Mi sono posta delle domande.
Come ha fatto la nostra civile (!) Italia, la culla della cultura, a non accorgersi della violenza che penetrava anche nelle fessure più nascoste? E più importante, da quando non riusciamo più a sublimare il bisogno di violenza insito nell'uomo, in modo da lasciare intatto lo spazio dello scambio di idee? Nella fattispecie, leggendo il blog della povera insegnante non ho potuto fare a meno di chiedermi se i vari commentatori fossero tutti parenti della scrittrice in questione, per difenderla in modo così appassionato. Possibile che la diversità di opinione sia un problema così grande? Ti è piaciuto un libro, a lei no. Cambi blog e tiri a campare.
Di questo passo non si potrà più dire "sono gay", "sono di destra": se prima ti guardavano di traverso adesso rischi la coltellata..
Il fatto che la violenza per l'uomo sia una necessità è stato ampiamente dimostrato da studi antropologici, ma le varie culture hanno sempre trovato un modo di indirizzare tale violenza per preservare il tessuto civile (dai giochi gladiatorii ad "Arma letale"). Dal punto di vista sociologico e antropologico credo che questo sia un pericoloso campanello d'allarme per la cultura italiana: il segno di una società che radicalizza il contrasto, che non si alimenta più del confronto ma tenta di imporre di volta in volta l'idea del più violento, di quello che grida più forte. E la minoranza non se ne starà zitta, ma cercherà anch'essa modi "incisivi" per far prevalere la sua opinione, in una giostra di reazioni sempre più estreme.
E una società così è destinata al fallimento.

mercoledì 28 aprile 2010

Epillio per l'affitto della casa

Venite alfine gente, a sentire la storia
di baldi cavalieri in cerca di fortuna;
Donna Cosciotta l'una, Sancio (Peloso) Panza l'altro.
Non come ispanici antenati che cantò Cervantes
costoro andarono alla ventura:
non v'era Dulcinea da conquistare
né mulino a vento da sconquassare.
I due, Cosciotta e Peloso,
combatterono per lo mulino,
ma per poter al suo interno
abitare e prosperare;
e niente graziose fanciulle (che sennò sai le sberle)
ma le tarpane traveste da conquistare:
Armando bionda e truccata di meretriceo modo,
Ernesto dallo sbavato rossetto
(potrai tu pur dire di esser pomiciata,
noi non lo pensiamo).
Alfin la dignità vince lo soldo,
e senza genitoriale firma ad insozzar le carte
i due Donna Cosciotta e Peloso
trionfarono e il mulino affittarono.
Per lunedì previsto è l'almo trasloco!

Parafrasi:
io e Topo alla fine ce l'abbiamo fatta! Siamo riusciti ad affittare quel cazzo di appartamento senza bisogno delle firme dei nostri genitori.
E sapeste che mostri le proprietarie..

martedì 27 aprile 2010

A te..

A te, che mi hai conosciuto quando ero ancora una bambina, e con poche parole mi hai aperto il cuore: avevo capito subito che avrei voluto stare con te, ma vallo a pescare uno di dieci anni più vecchio con un dottorato in un'altra città..
A te che tornavi sempre e mi raccontavi tante cose della tua vita..
A te che a un certo punto ci siamo guardati e ti ho detto: "ma che vai subito a casa?"..
A te per tutte le camminate lunghissime di quell'autunno, per le chiacchierate, le risate, la comprensione innata di due anime tanto diverse..
A te, che quel pomeriggio di febbraio ti avrei buttato giù dal parapetto, non fosse stato che già ti amavo troppo..
A te, che mi hai regalato un innamoramento fatto di lunghi discorsi e lettere, di passi fatti insieme, senza fretta..
A te che mi hai insegnato ad amare, e per me amare significa amarti..
A te, perché grazie a te ho imparato a lottare per ciò che è importante..
A te, perché quando ci siamo messi insieme ero una cosa informe, e tu mi hai aiutato a diventare una donna e ad affrontare la vita..
A te, adesso che stiamo per prendere una casa, perché tu sappia che lotterò con te quando il gioco diventerà duro..
A te che presto sarai mio marito..
Buon anniversario, Topo!

lunedì 26 aprile 2010

Facciamo qualcosa di sinistra?

Ieri, 25 aprile, anniversario della Liberazione.
Io e Topo eravamo a Udine a trovare certi amici: lassù il 25 aprile è una festa sentita, non per niente è sede dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.
Io vengo dal centro Italia: noi non sappiamo cos'è la resistenza partigiana quella vera, nelle campagne dei miei nonni sono arrivati quasi subito gli inglesi, e spesso vengono ricordati con più affetto i pochi ragazzi tedeschi sbandati ai quali venivano offerti un piatto di minestra e un letto per alleviare la ritirata piuttosto che i generali alleati che con arroganza tutta anglosassone imponevano la loro presenza nelle case trasformate in quartier generale.
Noi non conosciamo i partigiani.
Ed è stata una scoperta straordinaria, una volta tanto, sentirsi parte di un paradigma comune, di un ideale condiviso, di una politica che non è carriera e arrivismo ma è sogno di un domani migliore (soprattutto per una generazione come la nostra, che invece di sognare cerca di arrivare sana e salva a letto la sera senza che il mondo faccia troppi danni).
Alla grigliata di festeggiamento dopo la manifestazione si mescolavano ragazzi con troppi orecchini e tatuaggi, signore bene col foulard di seta e vecchi militanti coi fazzoletti dell'Anpi, uomini e donne che la guerra la portano ancora scritta nei solchi del viso; c'era musica sinistreggiante prima latinoamericana e poi italiana impegnata, e l'odore del fumo si mescolava al sole e alle voci di tante persone diverse tutte unite da una qualifica: antifascista.
Beh, gente: tanto è stato l'entusiasmo e il trasporto che io e il Topo abbiamo finito per tesserarci anche noi.
Ma stringendo in mano la tessera non ho potuto che porre a me stessa una domanda: di fronte a un dramma così lacerante come una dittatura subita che si trasforma in guerra civile, sarei stata capace anch'io di deporre la vita di tutti i giorni, le abitudini e la sicurezza per intraprendere un'esistenza di trincea, in cui ogni sospiro potrebbe essere l'ultimo e andrebbe comunque speso per lottare? Avrei avuto la forza di combattere per un'ideale come hanno fatto quegli stessi uomini e donne, non già personaggi di un libro ma volti e voci che mangiavano e ridevano attorno a me? La risposta non me la sono ancora data..
Buon anniversario della Liberazione!

sabato 24 aprile 2010

Siamo alla frutta

Ieri sera ero sotto la doccia.
Stavo ovviamente pensando ad altro.
Prendo un flacone di sapone e comincio a lavarmi i capelli, sempre pensando ad altro.
Dopo qualche secondo mi risintonizzo: il sapone fa poca schiuma. Ripercorro mentalmente i miei gesti..
Si, mi stavo lavando i capelli col sapone intimo.
Mi sono davvero sentita una TESTA DI CAZZO..